Omeopatia 3

Estratti del libro: Omeopatia: La Medicina Naturale Per Guarire Ogni Disturbo Malattia Malessere del Dott. Giorgio Di Mola, Milano: DVE ITALIA S.P.A., 2000.

Il ‘Rimedio’ Omeopatico

I ‘rimedi’ sono i prodotti che l’omeopatia usa per curare le malattie. È stato già detto che tali prodotti sono ubiquitari in natura, si trovano cioè nei regni animale, vegetale e minerale, ma, naturalmente non preconfezionati, dovendo ovviamente subire un certo trattamento per diventare ‘rimedi.’

Tale trattamento viene detto di ‘diluizione e dinamizzazione.’ Vediamo in breve di cosa si tratta. Molti, pur non sapendo nulla della medicina omeopatica, avranno usato o sentito usare il termine ‘omeopatico’ come sinonimo di qualche cosa di molto piccolo o inconsistente. Ciò che infatti ha sempre incuriosito il pubblico e resi scettici i ricercatori ortodossi è l’uso nella pratica omeopatica di dosi tanto piccole di sostanza, da non essere più rilevabili con i mezzi  messi a disposizione dalla laboratoristica moderna.

Questo ha indotto i farmacologi a essere estremamente negativi nei giudizi formulati sulla possibile efficacia di tali prodotti. La medicina ufficiale usa infatti farmaci nei quali le dosi dei vari elementi chimici sono estraibili e ponderabili. Come può una sostanza agire nell’organismo se la sua presenza non può essere dimostra nemmeno del prodotto che dovrebbe contenerla? Per dare una risposta scientifica a questa domanda occuperanno probabilmente ancore molti anni. Seguiamo per ora il cammino che lo stesso Hahnemann ha percorso per arrivare all’uso delle dosi infinitesimali.

Il padre dell’omeopatia fu indotto, durante le sue sperimentazioni, a ridurre via la dose delle sostanze che usava, in quanto le stesse dosi, dopo un iniziale beneficio, si rivelavano tossiche alle successive somministrazioni. Ecco quindi le diluizioni, sempre più piccole, per le quali si trovò à un certo punto (e per la difficoltà di certe sostanze a disciogliersi) a dovere scuotere lungamente i preparati. Queste diluizioni e scuotimenti (‘dinamizzazioni’) fecero scomparire alcune proprietà delle sostanze (o le attenuarono), ma ne svilupparono altre sino a quel momento nascoste e delle sostanze ritenute inerti acquistarono attività. In successive sperimentazioni e prove cliniche Hahnemann dimostrò che proprio i rimedi più diluiti e dinamizzati erano quelli che davano l’effetto più profondo e duraturo.

In omeopatia quindi una sostanza acquista tanta più efficacia quanto più è ‘diluita’ e scossa ritmicamente nel solvente che la contiene (‘dinamizzata’).

Facciamo qualche esempio: esiste in natura un fiore giallo, piuttosto comune, la Pulsatilla, simile a un ranuncolo. L’esistenza di questa pianta (che chiamiamo ‘tintura madre’) provoca, se assunta per un certo tempo a dosi ponderabili, molti malesseri. Ne citiamo qualcuno: difficoltà di digestione (soprattutto per i cibi grassi), disturbi circolatori più marcati ed evidenti alle estremità (mani e piedi freddi e violacei, cute pallida), emotività e facilità alle lacrime, mal di testa pulsante, soprattutto in persone di sesso femminile, bionde con occhi azzurri, di costituzione debole e con lassità legamentose.

Per la legge dei simili tale sostanza, trattata omeopaticamente (ossia ‘diluita’ e ‘dinamizzata’) potrà essere usata per guidare persone che presentano i sintomi e le caratteristiche alle quali abbiamo sopra accennato. Dopo un esempio di rimedio omeopatico di derivazione vegetale vediamone ora altri due, uno di origine minerale e l’altro animale. Il sale da cucina assunto in quantità impropria provoca disturbi che possono facilmente essere intuibili: grande arsura, labbra e mucose secche e screpolate, debolezza e perdita di peso, mancanza di concentrazione, ecc. Ecco allora un importante rimedio omeopatico (il Natrum Muriaticum) che farà miracoli soprattutto negli adolescenti svogliati, con scarsa capacità di concentrazione e qualche difetto di crescita; un rimedio che, allo stato naturale, possiamo trovare in ogni casa …

Sarà forse ora più facile intuire come il veleno dell’ape possa essere usato omeopaticamente (basterà infatti pensare ai più noti e comuni sintomi provocati dalla puntura dell’insetto). Apis è il nome del rimedio omeopatico (derivato dalla diluizione e dinamizzazione del veleno dell’ape), utilissimo in particolare per lenire le conseguenze da punture di insetti, ma anche in manifestazioni infiammatorie quali reumatismi con gonfiori, arrossamenti, prima fase delle infezioni, ecc.

Ma allora, ci si potrà chiedere, quanti rimedi omeopatici possiamo ricavare da sostanze naturali? È abbastanza difficile rispondere perché in teoria qualsiasi sostanza adeguatamente sperimentata e trattata potrebbe diventare rimedio dei sintomi che provoca. In realtà è stato calcolato che le sostanze già sperimentate sull’uomo sano e reperibili in preparazioni omeopatiche sarebbero circa duemila. Un medico omeopatico con una discreta esperienza ne conosce e ne sa usare qualche centinaia; una farmacia familiare, come vedremo, ne dovrà comprendere alcune decine.

Il rimedio omeopatico viene oggi preparato in laboratori altamente specializzati e si trovano sempre più raramente medici omeopatici che preparano i rimedi per i loro pazienti. Una farmacia ben rifornita e con la necessaria esperienza dovrebbe, quando occorra, essere in grado di preparare i rimedi necessari a qualsiasi diluizione.

Vediamo ora di specificare meglio che cosa si intende per sperimentazione omeopatica del rimedio e sua preparazione, così che ognuno possa esattamente conoscere quanto eventualmente gli verrà prescritto. La sperimentazione omeopatica à stata eseguita con le sostanze in esame, a dosi tossiche e non, da parte di individui sani, sperimentatori volontari, o di persone che dalle stesse sostanze, volontariamente o involontariamente, sono state avvelenate.

Anche Socrate, descrivendo minuziosamente gli effetti provocati dalla Cicuta (il Conium maculatum, in omeopatia) sul proprio organismo, è stato uno … sperimentatore omeopatico. Una volta che la sostanza in esame è stata sperimentata, se ne descrivono gli effetti (i sintomi) sul fisico e sulla mente, quindi la si classifica (in ordine alfabetico) in un repertorio chiamato Materia Medica, utilissimo per la ricerca dei rimedi più adatti a un determinato paziente. Dalla sostanza viene estratta la ‘tintura madre’ (T.M.) e da questa, con un semplice procedimento, vengono preparate le diverse diluizioni.

Supponiamo, per esempio, di voler preparare una prima diluizione decimale (1ª D): partendo dalla T.M. prenderemo una goccia di quest’ultima et la mescoleremo con dieci gocce di un solvente inerte (che non reagisca cioè formando altri composti). Come solvente viene usata acqua distillata o alcool puro. Una 5ª diluizione decimale si preparerà eseguendo cinque passaggi: dalla 1ª D preleverà una goccia e la si mescolerà con altre dieci gocce di solvente (2ª D), dalla 2ª D si preleverà un’altra goccia e la si mescolerà con altre dieci gocce di solvente (3ª D) e così via sino alla 5ª D. A ogni passaggio la soluzione riceverà una serie di scosse per ‘dinamizzare’ il rimedio.

Analogamente si procederà per le preparazioni in diluizioni ‘centesimali,’ per le quali ogni passaggio corrisponderà a una goccia di sostanza per cento di solvente. Una sostanza in medicina omeopatica può essere diluita sino a un milione di volte! È ovvio che a questo punto sarà impossibile dimostrare che il rimedio contenga ancora la sostanza attiva. Eppure curarsi omeopaticamente, lo dimostrano l’efficacia e la crescente attualità del metodo, non è un mistero di una fede cieca, ma una realtà che vive oramai da più di duecento anni!

La Cura Omeopatica

‘La più alta e al tempo stesso l’unica vocazione del medico è ristabilire la salute delle persone malate, cioè guarire.’ Sono le parole con le quali Samuel Hahnemann introduce la sua opera Organon della Medicina, vera bibbia di ogni medico omeopatico. Le ho riportate qui per introdurre un concetto guida della medicina omeopatica: l’obiettivo che anima la medicina omeopatica non è solo quello di ‘curare’ (vale a dire ‘prendersi cura’ del paziente e dei suoi sintomi), ma è soprattutto quello di ‘guarire,’ ossia, come dice Hahnemann, di ‘ristabilire la salute.’ Ciò non deve sfuggire a chi vorrà avvicinarsi come paziente alla cura omeopatica. Se infatti l’obiettivo di ogni medicina dovrebbe essere quello indicato da Hahnemann, ciò è di fatto trascurato dalla medicina che tutti conosciamo, che cura più volentieri che guarire.

La medicina ‘ufficiale’ è ricchissima di farmaci ‘contro’ le malattie (lo abbiamo già visto), e non a caso lo stesso paziente è abituato a chiedere qualche cosa ‘contro’ il suo mal di testa, ‘contro’ la sua insonnia o la sua cattiva digestione, tralasciando la possibile causa alla base dei suoi disturbi. La medicina ufficiale non fa che accondiscendere a questa richiesta con la prescrizione del farmaco sintomatico (che contrasta cioè il sintomo). La scomparsa del sintomo, però, non è sinonimo di guarigione.

Proviamo a seguire questo esempio: una cefalea compare e, nel corso di alcuni mesi, gradualmente si aggrava. Chi ne è afflitto va dal medico e gli domanda una prescrizione contro il mal di testa. Il medico, esaminato il paziente, lo giudica un dispeptico (cattiva digestione) con malesseri causati da una piccola disfunzione epatica. Prescrizione: un antinevralgico o analgesico per il dolore al capo, un composto enzimatico per favorire la digestione, un epatoprotettore per il fegato. Prima di congedarsi il paziente accenna, per inciso, anche ad alcuni problemi collegati alla sua vita stressante: insonnia, nervosismo, irritabilità. Il medico aggiunge allora alla sua prescrizione un ansiolitico.

Alcuni lettori avranno pensato che questo è già un caso felice nel quale almeno il medico visita il paziente e non si limita a prescrivergli solo qualcosa ‘contro’ il mal di testa. Ma continuiamo a seguire il nostro malato: il paziente, soddisfatto della diagnosi, assume la serie di farmaci che gli è stata indicata e il mal di testa scompare, la digestione migliora, l’insonnia si reduce. Si direbbe guarito. Trascorrono alcune settimane durante le quali il nostro paziente inizia a ridurre il dosaggio dei farmaci, ma in modo sotterraneo e più subdolo ecco che ricompaiono un po’ di cefalea e qualche disturbo digestivo. La dose di antinevralgico deve essere aumentata e, in breve tempo, anche quella di tutti gli altri farmaci, dei quali il poveretto non può più fare a meno.

Ma i disturbi aumentano. Il suo stomaco, già provato, è costretto ad assimilare e digerire anche i prodotti medicinali e allo stesso modo il fegato, in parte già affaticato, è sottoposto a un ulteriore impegno. Il paziente ritorna allora dal medico, che gli prescrive farmaci sempre più numerosi e a dosi sempre più forti, cambiando prodotti e specialità. Alla fine, visto l’insuccesso crescente delle sue terapie, lo classifica magari come une psicopatico e, nell’attesa della visita e del parere del collega specialista in malattie nervose, gli prescrive dei tranquillanti. Ecco un caso infelice di ‘cura’ perfetta, ma di mancata guarigione. La persona in causa stanca, demoralizzata e sfiduciata si rivolge ad altri medici, ad altri sistemi di cura e, nelle sue peregrinazioni, finisce magari per approdare alla medicina omeopatica, chiedendo allora l’impossibile, quando psiche e fisico sono già gravemente compromessi.

Fortunatamente le cose non si svolgono sempre così e metodi di cura più ‘naturali’ vengono usati come sistema di prima scelta per guarire le malattie.

Come sarebbe stato considerato lo stesso paziente in un trattamento omeopatico? Innanzitutto attraverso un attento esame della persona nel suo complesso, anziché dei sintomi. Il medico omeopatico avrebbe indagato, dopo il racconto spontaneo del paziente, le abitudini di vita, di lavoro, i rapporti, le sensazioni dovute ai cambiamenti di abitudini, durante le diverse stagioni e le varie condizioni atmosferiche, e persino i malesseri più lontani e dimenticati, le paure e le preoccupazioni. Sarebbe quindi passato all’analisi minuziosa dei sintomi, senza trascurare né ridicolizzare le più strane circostanze o modalità di comparsa degli stessi. Avrebbe quindi preso in considerazione eventuali esami strumentali o di laboratorio, utilissimi e spesso indispensabili per escludere possibili affezioni suscettibili di interventi urgenti o specialistici di altro tipo (ogni metodo terapeutico ha i suoi limiti!).

Per ultimo la visita del malato, per ottenere ulteriori indicazioni di costituzionalità e tipologiche e per rivelare o escludere affezioni a cui non si è accennato nell’interrogatorio. A questo punto il medico omeopatico avrebbe dato l’indicazione terapeutica: il ‘rimedio’ simile alla tipologia (psico-fisica) e alla sintomatologia del paziente. Qualcuno potrebbe tuttavia chiedersi, dopo una visita tanto accurata, quale sarà la diagnosi dei suoi mali, ovvero se il medico sa di che cosa soffre. Alla domanda di rito: ‘Dottore, che cosa ho?’ il medico omeopatico può rispondere con un’ipotesi diagnostica classica (per esempio: ‘Credo che lei soffra di un’ulcera gastrica riacutizzata’), oppure con il nome del rimedio omeopatico utile nel caso in esame (per esempio: ‘La sua sintomatologia è di Argentum Nitricum,’ oppure: ‘Lei è una Calcarea Carbonica’). Diagnosi e rimedio, per la legge dei simili, coincidono e devono quindi portare lo stesso nome. Non è quindi un vezzo bizzarro quello del medico omeopatico che formula una diagnosi, con il nome del rimedio simile.

Non dimenticate comunque che, come ogni buon medico, anche il medico omeopatico è in grado di soddisfare i vostri quesiti sulla malattia o sul sintomo che via sta affliggendo.

Publicités

1 réflexion au sujet de “Omeopatia 3”

  1. Le Remède Homéopathique

    Les «remèdes» sont les produits qu’utilise l’homéopathie pour guérir les maladies. Il a été dit que ces produits sont omniprésents dans la nature, à savoir qu’ils sont dans le règne animal, végétal et minéral, mais bien sûr pas préemballées, ayant naturellement à subir un certain cours de traitement pour devenir «remèdes».

    Ce traitement est nommé «dilution et dynamisation». Voyons brièvement de quoi il s’agit. Beaucoup de gens, ne sachant rien de l’homéopathie, ont utilisé ou entendu utiliser le terme «homéopathique» comme synonyme de quelque chose de très petit ou incohérent. Ce qu’en fait a toujours intrigué le public et rendu des chercheurs orthodoxes sceptiques est l’utilisation dans la pratique homéopathique de si petites doses de substance, telles qu’elles ne sont plus détectable par les moyens mis à disposition par la science moderne de laboratoire.

    Cela a conduit les pharmacologues d’être extrêmement négatives pour une évaluation de la possible efficacité de ces produits. La médecine conventionnelle fait appel à des médicaments dans lesquels les doses des différents éléments chimiques sont peuvent être extraits et sont pondérables. Comment peut agir une substance dans le corps si la présence du produit qu’elle doit contenir ne peut pas être démontré? Donner une réponse scientifique à cette question sera probablement une occupation pour des années à venir. Pour l’instant, nous suivons le chemin que Hahnemann lui-même a parcouru pour arriver à l’utilisation de doses infinitésimales.

    Le père de l’homéopathie, au cours de ses expériments, a été mené à réduire la dose des substances qu’il a utilisées, parce que la même dose, après une prestation initiale, s’est avérée toxique avec des doses répétées. Voici pourquoi les dilutions, toujours plus petites, à un certain moment (avec la difficulté de certaines substances de se dissoudre) doivent être longuement secouées. Ces dilutions et secousses (‘dynamisations’) font disparaître certaines propriétés des substances (ou de leur résidu fané), mais d’autres se sont développées jusqu’au moment caché où des substances considérées inertes ont acquis un mouvement. Dans des expériments ultérieures Hahnemann et des études cliniques, il a été démontré que seulement les remèdes les plus dilués et dynamisés étaient ceux qui ont donné l’effet le plus profond et durable.

    En homéopathie, une substance devient beaucoup plus efficace quand il est «diluée» et secouée rythmiquement dans le solvant qui la contient («dynamisée»).

    Voici quelques exemples: il y a une fleur jaune dans la nature, tout à fait commune, la Pulsatilla, qui a l’air comme une renoncule. Cette plante (que nous appelons «Teinture mère») est toxique de façon qu’elle est la source de nombreuses maladies, pourvu que sa substance est prise pendant un certain temps à des doses importantes. Pour ne citer que quelques-unes: difficultés de digestion (en particulier des aliments gras), des troubles circulatoires plus graves et évidentes aux extrémités (mains et pieds froids et violacées, peau pâle), des émotions fortes et souvent des larmes, maux de tête, surtout chez le sexe féminin, et des gens blonds aux yeux bleus, et d’une constitution faible et une laxité ligamentaire.

    Suivant la loi de similitude, cette substance, traitée homéopathiquement («diluée» et «dynamisée») peut être utilisé pour guider les gens qui ont les symptômes et les caractéristiques dont nous avons parlé ci-dessus. A part d’être l’exemple d’un remède homéopathique d’origine végétale, nous voyons deux maintenant, l’un d’origine minérale et l’autre d’origine animale. Le sel de cuisine pris en quantités inappropriés provoque des perturbations qui peuvent être facilement devinés: grande chaleur, sèche, lèvres gercées et muqueuses, faiblesse et perte de poids, manque de concentration, etc. Voici donc un important remède homéopathique (le Natrum Muriaticum) qui fera des merveilles en particulier chez les adolescents nonchalants avec le manque de concentration et une certaine incapacité à se développer; un remède qui, dans leur état naturel, nous pouvons trouver dans chaque maison …

    Ce sera peut-être plus facile maintenant de comprendre comment le venin d’abeille peut être utilisé homéopathiquement (il suffit de penser aux symptômes les plus connus et les plus courants causés par des piqûres d’insectes). Apis est le nom du remède homéopathique (dérivé de la dilution et la potentialization du venin d’abeille), utile notamment pour atténuer les conséquences des piqûres d’insectes, mais aussi dans des événements tels que des rhumatismes inflammatoires avec un gonflement, une rougeur, premier stade de l’infection, etc.

    Mais alors on peut se demander combien de remèdes homéopathiques nous pouvons tirer de substances naturelles? Il est assez difficile de répondre parce que, en théorie, toute substance adéquate testée et traitée pourrait devenir remédier aux symptômes qu’elle provoque. En fait, on estime que les substances qui ont déjà été testées sur la santé et disponible dans les préparations homéopathiques seraient environ deux mille. Un médecin homéopathe avec une certaine expérience ne les connaît pas tous et ne sait même pas utiliser quelques centaines; dans une pharmacie familiale, comme nous le verrons, nous ne devrons inclure que quelques dizaines.

    Le remède homéopathique est aujourd’hui préparé dans les laboratoires hautement spécialisés, et il y a de peu en peu de médecins qui préparent encore les remèdes pour leurs patients. Une pharmacie bien stockée avec l’expérience nécessaire devrait, le cas échéant, être en mesure de préparer les remèdes nécessaires à toute dilution.

    Allons voir alors plus spécifiquement ce qu’on entend par l’expérimentation homéopathique du remède et sa préparation, afin que chacun puisse savoir exactement ce que finalement sera prescrit. L’expérimentation homéopathique est réalisée avec un essai de substance, à des doses toxiques et pas toxiques, par des individus en bonne santé, des expérimentateurs volontaires, ou des personnes qui ont été empoisonnés, intentionnellement ou non, par ces mêmes substances.

    Même Socrate, décrivant en détail les effets causés par le Hemlock (la grande ciguë, en homéopathie), était un … enquêteur homéopathique. Une fois que la substance d’essai a été testée, les effets (symptômes) sur le corps et sur l’esprit sont expliqués en détail, de sorte que tout est classifié dans les rangs (par ordre alphabétique) d’un répertoire appelé Materia Medica, très utile pour trouver les remèdes les plus appropriés pour un patient individuel. La substance est extraite de la « teinture mère» (T.M.) et à partir de cela, par une procédure simple, elle est préparée dans ses différentes dilutions.

    Supposons, par exemple, que nous voulions préparer une première dilution décimale (1er D) à partir de la T.M. On prend une goutte de cette dernière et la mélange avec dix gouttes d’un solvant inerte (qui ne réagit pas à façon de former d’autres composés). Comme solvant est utilisé de l’eau distillée ou de l’alcool pur. Une cinquième dilution décimale se prépare en exécutant cinq étapes: à partir du 1er D chercher une goutte et la mélange avec dix gouttes de solvant (2 D), à partir du 2ème D on cherche une autre goutte et va la fondre avec dix autres gouttes de solvant (3e D) et ainsi de suite jusqu’à la 5e D. A chaque étape la solution recevra une série de chocs pour «dynamiser» le remède.

    De même, on procède à la préparation du «centésimal», dilution pour laquelle chaque étape correspond à une goutte de la substance pour cent gouttes de solvant. Une substance en médecine homéopathique peut être diluée jusqu’à un million de fois! Il est évident que, à ce stade, il sera impossible de prouver que le remède contient encore la substance active. Pourtant les guérisons homéopathiques prouvent l’efficacité et la pertinence croissante de la méthode; ce n’est pas un mystère de foi aveugle, mais une réalité qui vit le jour depuis plus de deux cent ans!

    La Cure Homéopathique

    «La plus haute et en même temps l’unique vocation du médecin est de rétablir la santé des malades, à savoir guérir.» Ce sont les mots avec lesquels Samuel Hahnemann introduit son travail Organon de la Médecine, la bible de chaque médecin homéopathe. Je l’ai signalé ici pour présenter un concept guide de la médecine homéopathique, à savoir de non seulement «traiter» (dans le sens de «prendre soin» du patient et de ses symptômes), mais avant tout de «guérir», ce qui veut dire, comme le dit Hahnemann, le «rétablissement de la santé.» Cela ne doit pas être méconnu par ceux qui veulent se faire traiter comme patient par une cure homéopathique. Si, en fait, l’objectif de tout système médical doit être celui indiqué par Hahnemann, ceci est en fait négligé par la médecine que nous connaissons tous, qui se soucie plus facilement de traiter que de guérir.

    La médecine «officielle» est riche en médicaments qui, (comme nous l’avons vu), sont «contre» les maladies, et non pour rien est ce même patient habitué de demander une chose «contre» ses maux de tête, «contre» son insomnie ou sa mauvaise digestion, inattentif à la possible cause sous-jacente de ses maux. La médecine conventionnelle ne fait rien que d’acquiescer à cette demande avec la prescription de médicaments de secours (qui contrastent les symptômes). La disparition du symptôme est cependant pas synonyme de guérison.

    Nous essayons de suivre cet exemple: un mal de tête apparaît et, au cours de quelques mois, se détériore progressivement. Ceux qui sont affligés vont chez le médecin et lui demandent une prescription pour les maux de tête. Le médecin a examiné le patient, considère une dyspepsie (indigestion) avec des maux causés par un petit dysfonctionnement du foie. Prescription: un antinévralgique ou analgésique pour la douleur dans la tête, un composé d’enzymes pour faciliter la digestion, et un foie-tonique pour le foie. Avant de quitter, le patient mentionne, par ailleurs, également certains problèmes liés à sa vie stressante: insomnie, nervosité, irritabilité. Le médecin ajoute alors à sa prescription un anxiolytique.

    Certains lecteurs ont pensé que ceci déjà un cas heureux parque le médecin n’est prescrit au moins non juste quelque chose que «contre» les maux de tête. Mais continuons à suivre notre malade: le patient est satisfait du diagnostic, prend le nombre de médicaments qu’ils ont été prescrits et les maux de tête disparaissent, sa digestion s’améliore, et l’insomnie est moindre. Il semble être guéri. Quelques semaines passent au cours desquelles notre patient commence à réduire le dosage des médicaments, mais d’une manière subtile les maux de tête et les troubles digestifs réapparaissent. La dose antinévralgique doit être augmentée et, en peu de temps, aussi celle de tous les autres médicaments, dont le pauvre homme ne peut pas se défaire.

    Mais les perturbations augmentent. Son estomac, déjà éprouvé, est contraint d’assimiler et digérer aussi les médicaments et même le foie, en partie déjà affecté, est soumis à un plus grand engagement. Le patient retourne donc chez le médecin, qui prescrit nombre de médicaments à des doses de plus en plus élevés, en changeant les produits et les effets thérapeutiques. En fin de compte, étant donné l’échec croissant de ses thérapies, le patient est regardé alors comme un psychopathe et, dans l’attente de la visite et l’opinion de son compatriote spécialiste des maladies nerveuses, le docteur prescrit des tranquillisants. Voilà un cas malheureux de «soins» parfaits, mais avec un échec de guérison. La personne concernée est fatiguée, démoralisée et découragée, et s’approvisionne à d’autres médecins, d’autres soins, et, dans ses errances, finit peut-être par embrasser la médecine homéopathique, alors vraiment attendant l’impossible, tandis que son psychisme et son physique sont déjà sérieusement compromis.

    Heureusement, les choses ne se développent pas toujours de cette façon et des «méthodes de guérison naturelles» sont utilisées comme système de premier choix afin de les maladies.

    Comment serait considéré notre même patient dans un traitement homéopathique? D’abord ce serait à travers un examen attentif de sa personne et son complexe pathologique, au lieu de mettre le point focal sur les symptômes. Le médecin homéopathe ferait enquête, après le récit spontané du patient, du mode de vie, du travail, des relations, des sentiments en face des changement d’habitudes, au cours des différentes saisons et des conditions météorologiques différentes, et même ses maladies les plus lointains et oubliés, ses craintes et ses préoccupations. Puis, il passerait à une analyse approfondie de ses symptômes, sans négliger ou de ridiculiser les circonstances étranges ou le mode d’apparition de ses derniers. On prendra en compte toutes les analyses médicales ou de laboratoire, utiles et souvent indispensables pour écarter les maladies possibles susceptibles à des interventions urgentes ou spécialisées (chaque méthode de traitement a ses limites!).

    Enfin, la visite du patient, sert à obtenir davantage sur la constitutionnalité et typologie de la maladie, et pour révéler ou exclure des maladies qui n’étaient pas mentionnés dans l’interrogation. À ce stade, le médecin homéopathe donnerait l’indication thérapeutique: le «remède» similaire à la typologie (psychique et physique) et aux symptômes du patient. Cependant, certains peuvent se demander, après une visite si précise, quel sera le diagnostic de ses maux, ou si le médecin sait de quoi le patient souffre. A la question habituelle «Docteur, quel et mon problème?», le médecin homéopathique peut répondre avec une hypothèse diagnostique classique (par exemple, «Je pense que vous souffrez d’un ulcère gastrique exacerbé»), ou avec le nom du remède homéopathique utile dans ce cas (par exemple «Cette maladie est Argentum nitricum» ou bien «Vous êtes un cas de carbone calcaire»). Diagnostic et remède, pour la loi de similitude, coïncident et doivent donc porter le même nom. Ce n’est pas un caprice bizarre que le médecin homéopathe qui fait un diagnostic répond avec le nom du remède similaire.

    A ne pas oublier cependant que, comme tout bon médecin, le médecin homéopathe lui-aussi est en mesure de répondre à vos questions sur la maladie ou le symptôme qui vous afflige.

    J'aime

Les commentaires sont fermés.